Vivere il Tao

Il Tao del perdono

di Derek Lin
tradotto da Alessandro Zampagna

Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. “Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco”.

Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.

“Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana” disse il saggio. “Poi ne parleremo.”

Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po’, divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.

Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era diventato anche sgradevole.

Finalmente, la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo. “Nessuna riflessione sulla cosa?”

“Sì, maestro” rispose il discepolo. “Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi e, dopo un po’, peggiora.”

“Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?”

“Dobbiamo sforzarci di perdonare.”

“Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?”

“Ci ho pensato molto, Maestro” disse il discepolo. “Mi è costato molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti.”

“Molto bene, possiamo togliere tutte le patate. Ci sono altre persone che ti hanno offeso o irritato nell’ultima settimana?”

Il discepolo rifletté per un momento e ammise che ce n’erano. Improvvisamente rimase sgomento, quando si rese conto che il sacco vuoto si sarebbe riempito di nuovo.

“Maestro” chiese, “se continuiamo così, non ci saranno sempre patate nel sacco, settimana dopo settimana?”

“Sì, finché ci saranno persone che diranno o faranno cose contro di te in qualche modo, tu avrai sempre patate.”

“Ma Maestro, noi non potremo mai controllare quello che gli altri fanno. Cosa c’è di buono nel Tao allora?”

“Questo non è ancora il Tao. Quello di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ quello che tante filosofie e religioni predicano – dobbiamo costantemente sforzarci di perdonare, perché questa è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché non c’è sforzo nel Tao.”

“Allora cosa è il Tao, Maestro?”

“Prova ad immaginarlo. Se le patate sono le emozioni negative, allora cosa è il sacco?”

“Il sacco è… quello che mi permette di trattenere la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa persistere sui sentimenti offesi… Ah, è il mio tronfio senso di auto-stima.”

“E cosa succede se te ne liberi?”

“Allora… le cose che la gente fa o dice contro di me non sembrano più un gran problema.”

“In tal caso, non avrai nessun nome da scrivere sulle patate. Questo significa niente più peso da portare e niente più puzza. Il Tao del perdono è la decisione cosciente non solo di togliere le patate… ma di abbandonare l’intero sacco.”

L’approccio convenzionale al perdono, come afferma il saggio, si concentra sullo sforzo. Il famoso poema di Shenxiu descrive questo con precisione:

Questo corpo è l’albero dell’illuminazione
Lo spirito è come uno specchio pulito
Sforzati di pulirlo costantemente
Non lasciare che vi si accumuli la polvere

Si tratta di costante, diligente pratica. Questo lavoro non termina mai, perché ci sarà sempre polvere che cade sullo specchio pulito. Proprio quando pensi che sia perfettamente pulito, un'altra particella di polvere si è depositata. Il discepolo ha capito che, rimanendo a questo livello, il suo sacco di patate non sarebbe mai stato vuoto. Allo stesso modo, finché siamo fermi nell’approccio convenzionale al perdono, non saremo mai senza offensori da perdonare.

Ma, prima di tutto, perché c’è uno specchio su cui la polvere si posa? Ed è veramente necessario che ci sia?

Lo specchio nel poema può rappresentare l’ego – fatto di orgoglio e vanità. Sebbene non esista sul piano fisico, lo consideriamo tale. Il nostro linguaggio è pieno di riferimenti a questa convinzione. Parliamo di ego “a pezzi” o di orgoglio “ferito” o di dignità “colpita” - come se l’ego fosse una parte del corpo, come un arto o un organo.

E tuttavia l’ego non è altro che una costruzione della mente. Deriva dalla falsa percezione che noi siamo separati e diversi dagli altri. Questo senso di separazione e differenza ci porta a creare paragoni, che a loro volta ci portano a false convinzioni di superiorità. Quando questa complicata illusione è colpita, la ferita illusoria sembra reale. Ma appena vediamo oltre l’illusione, scompare come il danno ricevuto.

Questa è la base dell’approccio taoista al perdono. La risposta del Maestro Zen Huineng al poema di Shenxiu lo illustra perfettamente.

L’illuminazione non ha veramente un albero
Non c’è nessuno specchio
Non c’è nulla in nessun luogo
Dove può posarsi la polvere?

Lo specchio in realtà non esiste. Sebbene la polvere continui a cadere, non c’è niente su cui può posarsi o attaccarsi e non c’è nulla da tenere pulito. L’ego è qualcosa che abbiamo creato noi stessi, quindi è qualcosa di cui ci possiamo liberare con una semplice decisione. Senza ego non ci sono colpi, danni o ferite. Senza danni o ferite all’ego e all’orgoglio… non c’è niente da perdonare.

Ecco come il saggio va oltre gli insegnamenti ordinari sul perdono. Riconoscendo che il vero Sé non può essere ferito, e che sono solo le illusioni dell’ego ad essere colpite da critiche e insulti, superiamo il costante sforzo di perdonare gli altri.

Non molte persone comprendono questo aspetto del Tao, ma una volta che ci siamo arrivati, che abbiamo appreso completamente la lezione, perdonare non ci richiede alcun sforzo. Perdonare diventa un’azione obsoleta e inutile; il Tao ci fa attraversare la vita con la calma, la dolcezza e l’eleganza della wu wei, l’azione senza sforzo.